Le direttive e le linee guida sono a disposizione per le diverse categorie che possono riprendere le attività.

Ma come possiamo tradurli nella nostra propria realtà? Siamo sicuri che dopo la loro osservanza il rischio Covid19 sarà sotto controllo? C’è altro che possiamo fare per incrementare la sicurezza e rendere meno impattanti le azioni da prendere?

La risposta, come sempre, sta nella conoscenza. Più informazioni abbiamo, meglio possiamo controllare il rischio, implementando le misure in modo mirato, volendo anche ad personam.

1) Informazioni riguardo la struttura.

Le autorità competenti hanno definito nei vari provvedimenti, le misure di prevenzione e protezione da applicare. Essendo linee guida generali devono essere interpretati nel contesto specifico. Una loro applicazione “fai da te” poterebbe dare un falso senso di sicurezza e controllo, e, di conseguenza, un aumentato rischio di contagio del personale.

L’industria alimentare (e non solo) usa da tempo un metodo per controllare il rischio biologico: Hazard Analysis and Critical Control Point – HACCP.

Questo metodo consente l’analisi del rischio in modo strutturato e può perciò essere usato anche per il rischio contaminazione virale non solo relativo al prodotto ma anche relativo all’operatore. Solo l’identificazione dei punti critici e l’implementazione di appropriate misure di controllo consente un controllo efficace del rischio.

[Il datore di lavoro è tenuto alla valutazione di “tutti i rischi” ai sensi degli art. 17 e 28 del D,Lgs 81/08]

Affidatevi perciò al Biologo con formazione HACCP per l’avviamento della fase 2!

2) Informazioni intrinseci alla persona

Ci sono anche informazioni relative allo stato di salute del nostro personale che possono essere veramente importante per una corretta valutazione del rischio biologico, in particolare COVID19.

  • Esistono patologie croniche che aumentano la morbosità dell’infezione, come esistono anche le variazioni genetiche che spingono in questa direzione.
  • Anche lo stato del sistema immunitario verso il virus SARS-COV2 ci dà informazioni ben utilizzabili nella pratica. Conoscere la presenza di anticorpi anti-Sars-COV2 (test sierologico) consente un utilizzo mirato delle misure di sicurezza fondamentali.

Ecco una breve illustrazione:

Un lavoratore positivo (con anticorpi anti-SARS-COV2) è stato infettato dal virus senza mostrare sintomi. La possibilità che si ammali di COVID è perciò estremamente bassa. Potrebbe essere, come tutti noi, un portatore sano con la possibilità di contaminare i luoghi e persone. Questo lavoratore deve perciò mettere in atto tutte le misure per evitare di contaminare l’ambiente e le persone negative al test.

Un lavoratore negativo (senza anticorpi anti-SARS-COV2) ancora non è stato infettato dal virus. La possibilità che si infetta è perciò alta. Nel loro caso, il pregresso clinico e informazioni genetiche possono dare ulteriori spunti per calcolare il rischio di sviluppare la forma morbosa della malattia. Questo lavoratore deve perciò mettere in atto tutte le misure per evitare di infettarsi, di ammalarsi e di spargere il virus.

Il medico di lavoro o il biologo/nutrizionista/genetista (Atuatuca Nutrition) possono darvi consigli, anche personalizzati, e aiutarvi con l’organizzazione del lavoro consono al profilo di ogni singolo dipendente.